Da giramondo a leader Swann profeta di Ferrara

Non ha l’atletismo dirompente di certe guardie americane, che saltellano sul parquet come molle. Il suo incedere è sinuoso, scivola sul campo con lentezza solo apparente: mentre ci pensi, ti ha già battuto sul primo passo. Quando vuole tirare, non c’è verso di fermarlo, il rilascio mancino è rapidissimo: se entra in striscia, sono guai. Domenica scorsa contro Mantova ha svoltato la gara con 18 punti nel terzo quarto, quattro triple di fila: ha chiuso con il record stagionale di 44 punti, 9/13 dalla lunga, una quasi quadrupla doppia e 65 di valutazione, da lui stesso definito irreale. Isaiah Swann non è di primo pelo: classe 1985, ha vagabondato per diversi campionati da questa parte dell’Atlantico, vincendo anche il titolo israeliano.
giramondo — Una carriera da giramondo iniziata curiosamente dalle nostre parti, con alcune apparizioni in maglia Imola e Scafati una decina di stagioni fa. L’anno scorso fu Treviso che, ad annata in corso, lo riportò in Italia: il talento esplose quasi immediatamente, l’8/10 da tre che stese Trieste è ancora nella memoria dei tifosi veneti. La dirigenza trevigiana però non ne apprezzò la discontinuità e l’incapacità di far emergere la propria leadership nei momenti caldi dei playoff. Non sappiamo se dopo l’exploit contro Mantova, che segue i 43 punti segnati due giornate prima a Forlì, a Treviso si stiano mangiando le mani. Certo è che Swann ha dimostrato di sapersele prendere, le proprie responsabilità.
leader — A dirla tutta, a Ferrara Swann non è neppure il leader del gruppo. C’è un signore chiamato Mike Hall che comanda, ma è bloccato da una scavigliata: in sua assenza, il buon Isaiah si è accollato oneri e onori del condottiero. Finora il campionato è andato a due velocità, benissimo in casa (tra cui la vittoria nel derby con Cento) e malino in trasferta. Il nucleo storico (Panni, Hall, Fantoni, Molinaro) è rimasto invariato; le partenze, alcune molto pesanti (vedi Cortese), sono state rimpiazzate da una schiera di virgulti classe ‘98 e ‘99: De Zardo, Barbon, Calò, Mazzoleni. Il promettente Zampini si è rotto il crociato contro Montegranaro ed è stato sostituito con Liberati, scippato alla Bakery. A credere nella linea verde sono due giovani ai posti di comando, entrambi classe ‘84: coach Andrea Bonacina, confermatissimo dopo i quarti playoff della scorsa stagione; e il neo-presidente Francesco D’Auria, succeduto a Fabio Bulgarelli. Imprenditore campano trapiantato tra Ferrara e Bologna, D’Auria sta applicando gli stessi principi nella propria azienda e nel Kleb: serietà, umiltà e capacità di lavorare in prospettiva attraverso i giovani, puntando alla costante crescita del progetto. In quest’anno di transizione l’obiettivo è la salvezza tranquilla, ma con il tempo l’appetito andrà di certo aumentando.

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