Chirichella è Miss Muro “Risotti, tacchi e fantasia”

A 14 anni Napoli rappresenta il balcone sul mondo. La città in cui sei nata, dove sei cresciuta e hai iniziato a fare sport “anche se all’inizio ero tutta scoordinata”. Dieci anni dopo, la città del Vesuvio è il focolare di casa dove rifugiarsi nei momenti di pausa, per ricaricare le pile e abbracciare mamma Sonia, papà Giuseppe e il fratello Gaetano, oggi architetto. Da Napoli Cristina Chirichella è partita adolescente. Da lì ‘Cri’ – come tutte le compagne, gli amici e il fidanzato Federico (allenatore di pallavolo maschile in serie C a Novara, ndr) la chiamano – è risalita per il Paese: Roma, Milano, Ornavasso e Novara. Un lungo arco da tendere per scoccare una freccia ricca di sogni in direzione Yokohama dove 10 anni dopo, da capitana, ha guidato la Nazionale all’argento mondiale. A un passo dall’emulare un altro grande capitano napoletano: Fabio Cannavaro a Berlino 2006. “All’inizio di questo lungo viaggio avevo molti dubbi, non sapevo se fosse la strada giusta per me. Non sapevo se da grande avrei giocato a pallavolo. Mi bastava allenarmi all’A.G.V.A (Associazione Giovanile Volley Aminei, ndr). Ma ora…”. Ora la centrale che all’inizio dell’era Mazzanti in Nazionale (maggio 2017) ha ricevuto i gradi di capitana, guida un gruppo di giocatrici che hanno ricevuto la nomination per aggiudicarsi il titolo di squadra dell’anno ai Gazzetta Sports Awards in programma martedì. In corsa anche la Juventus e la Nazionale di ginnastica ritmica, le ‘farfalle’.
Vita da vagabonda — Fare le valigie a 14 anni significa sia racchiudere tutte le emozioni e le paure di un’adolescente sia costruirsi una ‘nuova’ vita, lontano da casa. Con la prospettiva di un’esistenza da ‘vagabonda’ dello sport, da giramondo della pallavolo. Sempre in viaggio nel periodo estivo con la Nazionale, con la possibilità di cambiare spesso squadra durante la stagione dei club. Abitudini nuove, amicizie nuove, un’autoregolamentazione rigida per diventare una delle 4 centrali più forti al mondo. Una curva di risultati che l’ha portata al 4° posto iridato nel 2014, la partecipazione all’Olimpiade del 2016 e quest’anno all’argento mondiale. “Abitando lontano da casa da così tanto tempo ormai mi sono creata delle routine mie e quando faccio ritorno a Napoli da mamma e papà in certe situazioni mi sento fuori luogo”. Routine che portano Cristina a godersi anche i momenti lontano dal palasport coltivando tutte le sfaccettature dell’universo femminile. Dalla cucina alla cura dell’aspetto personale. “Mi diverto a provare a cucinare. Sperimento e mi piace fare piatti di pesce e risotti. E alla mia femminilità non rinuncio. Fuori dalla palestra mi piace vestirmi bene, elegante. Mi piace prendermi cura quotidianamente del mio corpo e della mia alimentazione con una linea biologica”. Passioni che l’hanno portata anche a partecipare nel 2014 alla trasmissione tv in Rai ‘Detto fatto’ dove si è sottoposta a una prova di trucco.
Scarpe alte — Lato femminile che ha rischiato di compromettere un’appuntamento importante della carriera della 24enne centrale in forza all’Igor Novara con cui ha vinto lo scudetto 2016-2017. “Per il capodanno 2015 non ho rinunciato alle scarpe con il tacco. Mi piace portarle, ma non sempre sono il massimo per camminare. Ho messo male il piede, ho preso una storta e ho rischiato grosso per il torneo di qualificazione olimpica 2016 giocato poi in Turchia”. Universo femminile che tocca anche la sfera affettiva con il desiderio della maternità. “Nel mio futuro c’è assolutamente il desiderio di costruirmi una famiglia. Ma ora non è il momento. Resta una cosa che vedo ancora lontana.Ora sono concentrata sulla pallavolo, il mio ragazzo e i miei studi. Dopo il diploma linguistico, mi sono iscritta a Scienze motorie all’Università Cattolica”.
Sacrifici e paure — Ma per una ragazza di 14 anni e ora di 24, non devono essere stati pochi i sacrifici per emergere. Lo sport e la pallavolo sempre al primo posto hanno costretto Cristina a rinunce importanti. Che potrebbero stravolgere la vita di ognuno di noi ma che, se superate, fortificano la mente. Come candidamente racconta la principessa azzurra. “All’inizio, a causa anche della mia giovane età, vedevo tutto come un sacrificio. Già il fatto di lasciare Napoli, cambiare città, scuola e frequentazioni a 14 anni lo vidi come una privazione. Ma poi mi sono costruita amicizie nuove che ancora oggi conservo e coltivo con compagne che ho incontrato nella mia carriera. Da Caterina Bosetti alle ragazze del Club Italia (Cristina Chirichella ha giocato al Club Italia dal 2010 al 2012, ndr) come Alessia Fiesoli e Martina Recine”.
spogliatoio e casa — Una casa tutta sua, la cura del proprio corpo e della propria alimentazione. Per una ragazza figlia del mondo ogni luogo dell’esistenza porta a personalizzarlo e renderlo proprio. A maggior ragione se è il posto che frequenta più a lungo nell’arco della giornata. Il PalaIgor diventa dunque un incubatore di idee per testare complementi d’arredo. Ecco allora che Chirichella e compagne non perdono l’occasione durante ogni stagione per sperimentare all’interno del proprio spogliatoio. “Il tocco femminile non può mancare. Ci piace personalizzarlo. A Novara ogni stagione attacchiamo fotografie, cartelloni o striscioni che i tifosi ci regalano. E’ un modo per sentirsi in un luogo accogliente e famigliare. Ogni anno poi si azzera e si riparte”.
Papà in panchina — Ma poi c’è il campo, quei nove metri per nove da dominare e quella rete da superare. Un luogo dove una giovane pallavolista cerca riferimenti e punti fermi su cui contare nella propria crescita. Tecnica e psicologica. Umana. Una sorta di figura paterna in grado di sostituirsi ai genitori che vivono lontano. E la figura di Cristina Chirichella ha un nome e un cognome. Lo stesso che ha forgiato altre campionesse azzurre come Paola Egonu, Anna Danesi e Alessia Orro. “L’allenatore che mi ha creato, costruito e dato le basi per portare avanti questa professione è Marco Mencarelli. Tuttora si sente con i miei genitori. Ed è soprattutto grazie a lui se oggi sono un’atleta di livello”. E di carattere. Perché al termine della finale mondiale persa con la Serbia, dopo le lacrime che hanno commosso 8 milioni di telespettatori che hanno seguito la Nazionale su Rai 2, Cristina ha trovato il tempo per guardare al futuro: “C’è tanta delusione ma abbiamo tanto margine di miglioramento. Ci portiamo a casa il grande affetto ricevuto”. Il carattere e la saggezza di un anatroccolo che a 14 anni ha fatto una valigia piena di dubbi, sogni e speranze e che oggi a 24 anni è diventato uno splendido cigno.

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